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Implantologia

Bifosfonati e impianti dentali: quali rischi e come si gestiscono

Redazione DentalNet Care2 min di lettura
Bifosfonati e impianti dentali: quali rischi e come si gestiscono — trattamenti dentali di implantologia nello studio dentistico DentalNet Care

Chi assume bifosfonati per osteoporosi può affrontare un impianto? Cosa valuta l'odontoiatra e perché l'anamnesi è decisiva.

Che cosa sono i bifosfonati

Sono farmaci che rallentano il riassorbimento osseo. Vengono prescritti soprattutto per l'osteoporosi e, a dosaggi molto più alti e per via endovenosa, in ambito oncologico per metastasi ossee e mieloma.

Agendo sul rimodellamento dell'osso, incidono anche sulla capacità di guarigione dell'osso mascellare dopo un intervento chirurgico.

Il rischio: l'osteonecrosi delle ossa mascellari

Il rischio noto associato a questa classe di farmaci è la MRONJ (osteonecrosi delle ossa mascellari correlata a farmaci): un'area di osso che non guarisce dopo un intervento e resta esposta.

Le proporzioni contano. Nei pazienti in terapia orale per osteoporosi il rischio è basso; nei pazienti in terapia endovenosa ad alto dosaggio in ambito oncologico è significativamente più alto. Sono due scenari clinici molto diversi e non vanno confusi.

Oltre alla via di somministrazione, incidono la durata della terapia, l'associazione con corticosteroidi, il diabete, il fumo e lo stato di salute parodontale.

Gli impianti sono sempre esclusi?

No. Nella maggior parte dei pazienti in terapia orale per osteoporosi l'implantologia resta un'opzione praticabile, dopo una valutazione del rapporto rischio-beneficio condivisa con il medico prescrittore.

Nei pazienti in terapia endovenosa oncologica l'atteggiamento è molto più prudente e, di norma, la chirurgia elettiva viene evitata.

Cosa deve sapere l'odontoiatra

Vanno riferiti sempre, anche se la terapia è terminata da tempo:

  • Nome del farmaco, dosaggio e via di somministrazione
  • Da quanto tempo lo assumi o da quanto tempo l'hai sospeso
  • La patologia per cui è stato prescritto
  • Eventuale terapia con corticosteroidi o farmaci antiangiogenici
  • Altre condizioni: diabete, terapie oncologiche, radioterapia del distretto testa-collo

I bifosfonati permangono nel tessuto osseo a lungo dopo la sospensione: dire "l'ho preso qualche anno fa" è un'informazione clinicamente rilevante, non un dettaglio superato.

Come si gestisce il percorso

La gestione corretta prevede il confronto con il medico che ha prescritto la terapia, la bonifica di eventuali infezioni prima della chirurgia, protocolli chirurgici il meno traumatici possibile, controlli post-operatori ravvicinati e un programma di igiene rigoroso.

In alcuni casi si valutano alternative non chirurgiche — protesi fissa su denti naturali o protesi rimovibile — che raggiungono l'obiettivo funzionale senza intervento sull'osso.

Il messaggio pratico

Non sospendere mai autonomamente un farmaco prescritto per affrontare un intervento dentale. La decisione spetta al medico prescrittore, in accordo con l'odontoiatra. Negli studi partner DentalNet Care l'anamnesi farmacologica è parte della prima visita, proprio perché cambia il piano di trattamento.

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